L’inganno

DONNL’elegante ma non più giovanissima Gertrude von Chirak, primogenita di una antica famiglia dell’aristocrazia bavarese, era sempre più convinta che per fermare i segni del tempo fosse necessario rivolgersi alla natura. Il regno vegetale, più ancora di quello umano, era la dispensa di infiniti segreti da svelare per riconquistare la giovinezza che andava sfumando. Una sua cara e giovane amica, certa Klara Leckerei, un giorno le confidò che suggere il bianco nettare maschile aveva effetti incredibilmente benefici sulla tonicità dell’epidermide. Nessun agente chimico. In fondo si trattava di una pratica così spontanea e naturale per la quale non esistevano controindicazioni.

Perché non provare? Inoltre sembrava anche un buon metodo per tenere lontana la noia e allargare la sfera delle proprie conoscenze personali. Sì, per Klara, detta bocca di fata, la fellatio faceva bene al fisico e allo spirito. Fu così allora che Gertrude, poco avvezza ai membri maschili, oltre a quello di suo marito non ne aveva visti altri, iniziò la ricerca del bianco nettare dispensatore di vita. Nel giro di poco tempo, Gertrude divenne l’allegria dell’intera cittadina. E in quanto a morbidezza delle labbra non era da meno dell’amica consigliera. Inoltre Gertrude capì fin da subito che più uomini insieme, le cosiddette batterie, erano il modo migliore per ottimizzare i tempi e accelerare il processo di ringiovanimento. In suo onore si scrissero poesie, s’intonarono canti, nacquero associazioni. Tutti i maschi del paese, eccezion fatta per i più giovani, al suo passare per le vie la salutavano al grido di evviva la benefattrice.

Nel volgere di poco tempo però, Gertrude divenne improvvisamente malinconica e irritabile. La sua vita era diventata un inferno. Le donne, amiche comprese, la disprezzavano, e gli uomini la cercavano solo per quell’unico motivo. E poi quelle misteriose fitte lancinanti al petto, quasi fossero pugnalate, la tormentavano continuamente. “Sarà un malessere passeggero, niente di grave”, dicevano i dottori. Nessuno si degnava di prenderla seriamente. Certo, Gertrude poteva sempre fuggire lontano, ma dove? E così iniziò a chiudersi in casa. L’isolamento dal mondo esterno le dava un poco di conforto. L’amica del cuore, Klara, la teorica della fellatio, l’unica che riuscisse ancora a vederla, nel tentativo di rincuorarla, non sapeva andare oltre le solite frasi di circostanza. In fondo era stata sua l’idea di avviare l’amica lungo la strada dei piaceri orali e per questo motivo ci teneva a non veder contraddetta la propria teoria. Ah?! Dannato orgoglio! Col passar dei giorni però Gertrude perse completamente le forze. I segni della giovinezza ritrovata tardavano a manifestarsi. La poveretta decise così di coprire gli specchi di casa con delle grandi lenzuola. Aveva orrore del suo volto e delle sue labbra. Aveva orrore di specchiarsi dentro di sé. Inevitabilmente, il marito venne a sapere la verità: altro che musa del teatro cittadino, sua moglie era l’allegria dell’intera città! No, lui, il barone Von Chirak, non poteva continuare a sopportare un’onta simile. Risoluto cercò di farsi giustizia da sé. Era più facile colpire la moglie che affrontare in duello i suoi innumerevoli amanti. Una volta dentro la camera nuziale, il barone vide Gertrude completamente nuda, accasciata nell’enorme poltrona vicina al prezioso talamo, le braccia cadenti, lo sguardo vitreo e le labbra serrate in una strana smorfia a metà tra il dolore e il ghigno, e l’enorme specchio davanti a lei in mille pezzi. Nessuna giovinezza ritrovata. Tutto quello che la poveretta riuscì a trovare nella patta di innumerevoli uomini, non fu un prodigioso miracolo della natura, capace di donare l’eterna giovinezza, ma un soffocamento pleurico causato dai litri di speranza con cui illudere lo scorrere del tempo. Klara, apprese la tragica notizia mentre si lanciava in una appassionata fellatio. Nel ripensare alla sfortunata amica, ebbe un attimo di esitazione, con gran fastidio del tizio. In fondo, pensava, Gertrude era una mediocre, e se le cose erano andate così, la colpa era sua, solo sua. E poi lei era pur sempre la divina Klara, bocca di fata. Si ridestò e riprese il gioco di sempre, con grande soddisfazione del tizio. 

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