E’ sera. Fuori piove e fa freddo. Per strada non c’è anima viva. Che faccio, esco? Di stare a casa non se ne parla affatto. Che faccio, aspetto? Aspetto cosa? Devo muovermi, altrimenti si farà tardi. Come al solito sono ammorbato dalla noia. Però anche l’idea di stare qui in casa tutto solo, rintanato come un topo di fogna, lontano dal mondo, mi fa impazzire. Esco. Mi stupisco di me stesso. Sono riuscito a prendere una decisione. Sarò diventato grande? Forse. Per stasera niente siti porno. Niente depressione. Niente grassi idrogenati o porcherie simili. Voglio vedere gente. Voglio vedere come se la passano i miei simili. Sì, ma dove vado? Potrei andare al solito posto, da Carletto il nero. Ma no, non vado da Carletto il nero. Che vado a fare in mezzo ai soliti debosciati senza arte né parte? Come fallito mi basto da solo. Ho voglia di cambiare aria stasera. Certo, Carletto il nero è un posto che conosco … è rassicurante andare nei posti che si conosce. No, nessuna rassicurazione. Stasera mi farò guidare dall’intuito! Sì, ma come mi vesto? E l’ombrello … lo prendo o no l‘ombrello?
Finalmente in strada! Bagnato fradicio, nero come uno scarafaggio, mi dirigo verso il locale di Carletto il nero. Lo sapevo, alla fine vado sempre lì. No, non è fascista, non è negro, non veste mai di scuro Carletto … E allora perché diavolo lo chiamano il nero? Boh?! Il motivo di quel soprannome, non l’ho mai saputo. Posso capire uno come me, pessimista, con lo sguardo ansioso, nero dentro e nero fuori, ma Carletto con la sua passione per il Che i sigari e le belle donne col nero c’entra poco o nulla. Forse lo chiamano così perché è un duro? Ma no, Carletto è solo un’idiota dalla lacrima facile. Si commuove per ogni minima fesseria. Poveretto, ne avrà di lacrime da versare in un mondo come questo. Stasera sono pure intimista, si dice così? Oh, yeah!? E poi che me ne frega di come si dice, piuttosto, cerchiamo di dare un senso alla serata.
Cammino. La strada è deserta. Ma che dico. Non si è mai soli in presenza della propria coscienza- sì, stasera sono proprio intimista. E chi se ne frega di quello che sono stasera, magari fra mezz’ora sono qualcos’altro ancora. Il rumore della pioggia ed il buio mi accompagnano per le vie deserte. Le sollecitazioni esterne sono ridotte al minimo, sto bene. Sì, ma per quanto tempo ancora potrà reggere la tregua con me stesso?- in realtà la battaglia è appena iniziata.
Ci sono pozzanghere dappertutto. Mi è entrata l’acqua nelle scarpe! Incomincia a farmi male la testa … la sinusite! Con la coda dell’occhio scorgo una nuvoletta di condensa venire dal basso. Non mi pare ci sia qualcuno. Mi giro di scatto. Un tizio tutto solo, accartocciato in un angolo, con un grosso giaccone completamente inzuppato, mi fissa. Lo fisso anch‘io. Sarà sicuramente un barbone. Davanti a quell’essere disperato mi affiora alla mente un dubbio atroce. E se al posto suo ci fossi io? E se quella misera vita fosse la metafora della mia? Mi allontano a passo svelto. Sono un vigliacco. Nemmeno due parole di conforto o una moneta a quel povero disgraziato. Mi giro. Lui è ancora lì, fermo, stordito dal freddo. Continua a fissarmi. Addio amico mio penso- e sono anche ipocrita. Aiutarlo voleva dire aiutare me stesso? .. Non lo so … Non lo so proprio … Cammino sempre più velocemente … corro quasi … Sono di nuovo qui che fuggo da me stesso, ma da se stessi non si fugge. E’ la solita storia, e tu lo sai Marco che è la solita storia. Dove stai andando, Marco? Fermati, Marco! Non sta succedendo nulla, proprio nulla. Sei solamente uscito per vedere qualche amico e bere una cosa, tutto qui. E poi, Marco, non volevi forse mandare al diavolo l’angoscia stasera? E allora calmati.
Sono passati solo dieci minuti da quando sono uscito di casa, ma ho come l’impressione di camminare da ore. Sono stanco. Sono sempre stanco. Mi esaurisco facilmente. Sarà l’età o forse è la mia testa che non regge il ritmo dei giorni che passano? Non lo so. Ci fosse qui con me la mia ex lei sì che mi avrebbe richiamato alla realtà! Me la immagino proprio quella lì mentre mi dice che sono un insicuro patologico. Ha ragione. E allora? Che si trovi pure un uomo degno di questo nome. Tutto nerchia, soldi, sicurezza e altre cose simili …
Pochi minuti ancora e ci siamo. Il locale di Carletto è laggiù, dietro l’angolo.
Finalmente dentro. L’acre odore del fumo di sigaretta mi afferra per le narici. Qui se ne fottono un po’ tutti del divieto di fumare. Anzi, una volta hanno pure dato gli schiaffi agli sbirri e così Carletto è stato costretto a tenere chiuso per parecchi giorni. Ma ora tutto è tornato come prima. Si fuma, si sbevazza, si dicono un sacco di fesserie e si aspettano gli sgherri per una nuova serata da eroi. Il locale del nero è un buco di pochi metri quadrati. Appena dentro si viene accolti da una luce malata che rischiara le pareti scrostate e bianchicce. Alcuni tavolini color giallino vomito, un lungo bancone appiccicoso con alle spalle qualche bottiglia di rhum, la bandiera di Cuba, e l’immancabile foto del Che con tanto di cornice comprata all‘Ikea, sono tutte le speranze di Carletto. Se non fosse per i cimeli cubani e le bottiglie degli alcolici quello di Carletto parrebbe più un obitorio che un bar.
Bevo. Di quelli che conosco nemmeno l‘ombra. Gli occhi cominciano a bruciarmi, troppo fumo. L’alcool inizia a prendere il sopravvento sui miei sensi, mi è venuta voglia di una donna. Ho voglia di morire. Ho voglia di crepare all’istante. Non m’importa mai nulla di niente e di nessuno. E allora perché continuo a vivere? Non lo so. Sarà l’istinto di conservazione oppure una spiccata vigliaccheria … Come sono retorico e scontato, riesco pure ad annoiare me stesso … O forse verrà il giorno in cui troverò il coraggio di vivere … Non lo so.
Mi alzo dallo sgabello dove sono appollaiato da circa un’ora. Esco. Per un attimo il freddo mi ridesta, ma è solo un attimo. Ha smesso di piovere, ma è parecchio umido. Le finestre dei palazzi vicini sono buie come la notte che le circonda. I lampioni illuminano distrattamente le strade silenziose. Sono agitato. E’ l’alcol, sicuro. Ma ho come uno strano presentimento. Mi incammino verso casa. Vediamo, magari succede qualcosa. Che serata stupida! Facevo prima a non uscire. Ma no, sono io che non ho avuto voglia di andare altrove. Volevo vedere gente, magari scoprire un locale nuovo, ma alla fine, per pigrizia, mi sono ridotto a fare le solite cose.
E quei due laggiù chi sono?
Uno sembra straniero, forse arabo, l’altro, invece, mi pare appartenga alla fauna locale. Non li avevo notati prima. Non mi sembra stiano aspettando qualcuno. Hanno un’aria strana. Forse stavano per rubare un auto e mi hanno visto arrivare … O forse aspettano un amico. Ma sì, aspetteranno qualcuno. Ancora pochi metri e sarò davanti a loro. Ecco, ci siamo. Cerco di farmi coraggio. Devo mostrarmi sicuro, se capiscono che ho paura per me è la fine. Alzo la testa, gonfio il petto e aumento l’andatura. Nulla. Quelli parlano dei fatti loro, come se io non esistessi.
Ma andate al diavolo, penso. Già pregustavo l’odore della violenza e del sangue. Già pregustavo la sublime possibilità di sentirmi vittima dei cattivi e di sfogare tutta la mia frustrazione.
Ma forse mi sono sbagliato. Vuoi vedere che mi hanno fatto passare per aggredirmi alle spalle? Sì, è così, me lo sento. Quei due vogliono farmi la festa. Venite a prendermi, penso. Nulla. E se fossi io a provocarli? Potrei giocare sul fattore sorpresa. Vado lì e senza dire una parola comincio a tirare calci e pugni all’impazzata … Come no, e se poi quelli sono due che menano ci faccio pure la figura del coglione!
Mentre pensavo a tutto ciò, non mi ero accorto di essermi allontanato sensibilmente da quel portone e da quei due volti anonimi. Ero di nuovo immerso nel silenzio della notte, anche se la mia testa urlava, scombussolata dai soliti pensieri tristi e confusi.
Ho la nausea. Continuo a singhiozzare. Devo bere qualcosa di caldo. Ogni volta che esco è la solita storia. Mi dico che non devo bere … che tanto bere non serve a nulla … e poi mi fa pure schifo bere e invece … sono esausto. E l’idea di rientrare a casa mi angoscia. Quelle pareti a volte sono le mie barricate contro il mondo esterno, ma in altri momenti le sento fredde, vuote, come se fossero la mia tomba. Potrei morirvi dentro in completa solitudine, che mi troverebbero dopo giorni, forse dopo mesi. Non mi cerca mai nessuno e anche il vicino non c’è mai, magari è morto e nessuno lo sa. Ma no, sentirei certamente la puzza del suo cadavere tutto merda e vermi.
Eccomi davanti al portone. Che faccio, entro? Indugio. Forse potrei prendere la macchina e andare a puttane. Ma no, non ho una lira, sono a pezzi, e poi a quest’ora non saprei nemmeno dove la trova una vestale della disperazione. Minchia, che definizione altisonante, ma non c’avevo voglia di scrivere ancora puttana-e l’ho di nuovo scritto. Varco la soglia del portone di casa. Bene. Anzi, male. Malissimo! L’ascensore non funziona, mi devo fare le scale a piedi. Entro in casa. Non ho voglia di accendere la luce. A volte la luce mi fa schifo. Soprattutto quella del giorno. Mi butto sul letto senza svestirmi. Il cuore batte velocemente. Sentirlo mi ossessiona, mi fa impazzire. Sarà difficile prendere sonno. Mi sento svuotato. Mi si stringe lo stomaco. Ho il magone. Piango. Abito al sesto piano, penso. E’ un attimo. Apro la finestra e … oplà! Tutto finito! Ma no, l’idea di sfracellarmi al suolo mi disgusta! Potrei alzarmi, mangiare qualcosa. Oppure potrei scrivere un po’, potrei continuare il mio diario … ma no, ne ho le palle piene di scrivere le mie solite miserie quotidiane. Un tizio dell’Asl di quartiere mi ha detto che tenere un diario è utile, aiuta a fare il punto della situazione, a recuperare il nostro passato, sarà … Non lo so … Io so solo che a scrivere ciò che penso e ciò che faccio mi deprime ancora di più. E poi la mia scrittura mi fa schifo, quello che scrivo mi fa schifo … ma no, non è del tutto vero … a volte mi fa bene scrivere … la scrittura mi da’ come un senso di ordine e di equilibrio … Ho la testa che scoppia … Vado in cucina a cercare un’aspirina… Stavolta devo proprio accendere la luce …
Intenso. Grande stile, avvincente. Grazie Marco
Grazi davvero Daniel. Il tuo giudizio è molto importante per me.
Complimenti Marco. Sapevo che scrivevi bene, ma non che avessi un blog. Ciao.
mi ripeto. E’ bello. Immaginavo che tu scrivessi.
Grazie Silvia… Le mie sono solo delle modeste esercitazioni dilettantistiche, con le quali cerco di impiegare il poco tempo libero che ho a disposizione…I bravi sono altri…